Di amore e male

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Formati: ebook,paperback

  • Il libro si compone di dieci racconti slacciati tra loro per tempi, temi e luoghi, ma legati da un unico tema conduttore, cioè la forza generatrice del male.

    Vedremo quindi uno zombie raccontare il suo amore adolescenziale e gli eventi che lo hanno portato alla tomba, passando per un gregge di pecore minacciate da un branco di lupi e costrette all’obbedienza dalle anziane.

    Conosceremo un re colpito da una maledizione alla quale non potrà scappare, un sarto che confeziona i costumi dei malvagi, un uomo che vive “fuori dal tempo” e decide di raccontarsi in un intervista.

    Anche gli angeli non potranno fuggire dalla forza maligna, mentre un ragazzo troverà la sua strada, intrisa di santità, attraverso un lavoro stagionale.

    Per finire conosceremo un ragazzo innamorato della morte e la regina di un regno magico nascosto nel profondo di una antica foresta.

  • La morte ha gli occhi vacui

    Non c’è ottica che tenga

    Una volta deceduti non servono gli occhi, forse è questa la ragione per cui la morte ha uno sguardo così vuoto. Sembra di scrutare il cielo in nottate senza stelle. Quando lo fai ti domandi se hai gli occhi chiusi o se sei diventato cieco. É una follia, ma in questi occhi così intensi ci si perde con facilità. A me è capitato purtroppo.
    Mi sono innamorato della morte.

    É una cosa difficile da ammettere, perché è un sentimento senza speranza. Mi ricorda un mio compagno di classe alle scuole elementari, si innamorò di un’attrice vista in uno sceneggiato. Perse la testa per lei, era ossessionato dal suo pensiero. Era chiaro che lei fosse irraggiungibile, vuoi perché molto più grande di lui, vuoi perché viveva in un’altra città. Ma Ciro non voleva sentire ragioni, il suo cuore controllava ogni suo istinto e passione.
    Per me è un po’ diverso invece. Lavoro da anni come commesso in un negozio di ottica presso un grande centro commerciale. Avevo appena iniziato il mio turno quando dalle porte a vetri vidi passare con leggiadria la sua figura stilizzata. Sottile, esile sotto quel mantello nero e un po’ logoro. Non camminava, ma strisciava come trasportata da un tappeto mobile. Volava come un angelo, anche se la sua funzione è agli antipodi rispetto tali creature.
    Portava una piccola falce, forse per le emergenze, e una minuscola borsetta azzurra. Il suo stile mi piacque da subito.

    Alcune persone credono che non esista l’amore a prima vista, altre invece sono convinte che il colpo di fulmine sia una realtà ben fondata. Io non ho un’opinione certa in merito, so solo che un giorno l’ho vista e da quel momento il mio cuore le appartiene. Di solito le cose più belle della vita sono semplici. Il fatto che sia così complicato invece, è la bellezza della morte e giustifica la mia passione per lei.
    Nel negozio c’eravamo solo Agnese, infelice donna sulla quarantina, e io. La tetra cliente si diresse senza indugio nella mia direzione. La mia collega sembrò non notarla e continuò il suo monotono lavoro di catalogo.
    Ero scosso e impaurito. Una parte di me voleva correre via a tutta velocità e urlare con quanto fiato aveva in corpo, ma l’altra, che risultò poi averla vinta, non intendeva muoversi. Ero incantato, ma temevo che la nera figura fosse venuta per portarmi nell’aldilà. A quanto sembrava solo io potevo vederla e si stava avvicinando a grandi passi (o meglio strisciate).
    Ero paralizzato.
    «Buongiorno» disse con una voce molto femminile e sensuale. Non avrei mai pensato a un tono così dolce e tenero, gentile e rilassante nello stesso tempo. Anzi pensavo proprio non parlasse quando recuperava i suoi clienti. Un secco colpo di falce e ti ritrovavi all’inferno. Per fortuna non era questo il caso e scoprii presto che la relazione commesso-cliente era ancora dalla mia parte.
    «Avrei bisogno di un nuovo paio di lenti, queste» e mi porse gli occhiali scuri che portava sul teschio «sono passate di moda e ho bisogno di rinnovare il mio look.»
    Stavo per crollare a terra dall’emozione, il mio cuore batteva forte e mi sentivo le gambe molli. Sudavo freddo e credo di aver assunto il colore di un lenzuolo.
    «Signore sta bene?» chiese con tranquillità e grazia. «Michi! Ma ti svegli?!» Agnese mi diede un colpetto sulla spalla «la signora sta parlando con te, sai? Lo scusi signora, è un sognatore a occhi aperti!»
    Io mi scossi con un fremito «Oh si, signora, mi scusi tanto. Come posso esserle utile?»
    «Avrei bisogno di un paio di occhiali nuovi, questi non mi piacciono più.» Il modello era vecchio, ma tenuto in modo impeccabile, sembravano appena usciti di fabbrica. Li presi tra le mani per esaminarli.
    Sentire il suo stesso calore sulle stanghette di plastica mi fece sobbalzare il cuore nel petto. Mi domandai come facessero quelle mani scheletriche a scaldare la plastica, ma non avrei mai potuto conoscere la risposta, quindi rinunciai presto a quella riflessione.
    «Aveva in mente qualche cosa di particolare? Marca? Colore? Forma?»
    «Vorrei qualcosa di giovanile. Sa, gli anni passano per tutti e vorrei un accessorio che possa farmi sentire un’adolescente.» Sollevai un sopracciglio, perché le sue parole mi fecero sorgere un sacco di dubbi sull’esistenza.
    «Com’era da giovane?» lo dissi ad alta voce, senza rendermene conto. Mi accorsi troppo tardi che non è certo una cosa da chiedere da una cliente. Anche per la morte era una domanda intima.
    «Oh beh, una classica adolescente immagino. Grandi sogni nel cassetto, desideri e segreti.» Questo andava un po’ oltre a quello che intendessi chiederle. Io stavo pensando all’aspetto fisico, allo stile, mentre lei parlava della sua interiorità «ma la mia storia non è così interessante, sa.»
    Una volta rotto il ghiaccio, tanto valeva buttarsi «a me interessa, se ha voglia di raccontarsi.» Abbozzai un sorriso, e lei sembrò essere colpita dal mio comportamento. Indietreggiò portandosi una mano davanti alla mascella con denti a vista. Fu un gesto davvero meraviglioso e delicato. L’avevo imbarazzata.
    «Oh, mi scusi. Non volevo essere indiscreto, che ne dice di questo modello?» Acchiappai il primo paio di occhiali disponibili e glielo porsi. Per mia sfortuna agguantai la montatura più brutta presente nel negozio. Nemmeno un clown cieco l’avrebbe scelta.
    La mia cliente guardò l’oggetto orrendo che avevo posto davanti a lei. Era una montatura in plastica giallo canarino, massiccia e lucida. La fissò con attenzione, toccandola sospettosa.
    «Lei crede?» notato l’errore, non potevo fare altro che perseverare «Le staranno benissimo, li provi!»
    La presi per mano accompagnandola davanti a uno specchio, ma non vedevo il suo riflesso «un po’ più in qua» e la spostai «no di qua» niente. Non si vedeva.
    «Oh, non si preoccupi.» disse con una naturalezza disarmante «Mi guardi e mi dica lei come sto.»
    Era così tenera che nessuno avrebbe mai potuto negarle un desiderio. Inforcò l’orrendo paio di occhiali e guardò nella mia direzione. I suoi occhi erano profondi come l’inferno, travolgenti e appassionati. Insomma, non posso affermare con certezza che in quelle orbite così vuote ci fossero degli occhi, ma sentivo che mi stavano guardando.
    «Sei stupenda» parlai di nuovo senza accorgermene. Ero davvero attratto da lei, da quel suo aspetto etereo, da quegli occhi vacui. Lei si coprì ancora il viso con la mano e alzò il cappuccio per nascondersi dal mio sguardo.
    «Oh mi scusi, mi scusi. Ma sta davvero bene, non lo dico a tutte le clienti lo giuro!» Questa non so proprio da dove uscisse. Sembravo un ragazzetto alla prima cotta.
    «Li prendo» disse lei porgendomi la montatura bizzarra e stringendosi nel mantello.
    «Perfetto, le faccio subito lo scontrino.»
    Mi pagò con una carta di credito che non avevo mai visto. A parte il chip di metallo lucido era tutta nera, con scritte bianche e rosse. Il POS la accettò senza fare storie e le consegnai il sacchetto.
    «Grazie e arrivederci!»
    «A presto!»
    Agnese si avvicinò alle mie spalle, solo per infierire: «Sei proprio tonto, tu!»

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